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Sermone dello Shaykh Dr AbdulGhaniy

gennaio 24, 2014

Centro Islamico di Milano e Lombardia

Venerdì 24 Gennaio 2014

La lode tutta spetta ad Allah l’Altissimo e la pace, la benedizione di Allah sul Suo Messaggero.

L’Islam è divisibile in quattro categorie:

  1. Al ‛Aqīdah – Il Credo
  2. Al ‘Ibādah – Il Culto
  3. Ash-Sharī‛ah – La Legge
  4. Al Akhlāq – L’Etica

In due terzi del Sacro Corano, l’Autore di esso, il Creatore, ci trasmette la Rivelazione, parlando dell’Etica e, quindi, dell’educazione e del comportamento che dovrebbero tenere le creature.
Per il restante terzo Allah l’Onnipotente definisce Il Credo, Il Culto e detta la Sua Legge.

Il buon comportamento è una caratteristica fondamentale che non deve mancare nel fedele.

Il Profeta e Messaggero di Allah, Muhàmmad figlio di Abdallah, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria era un uomo dal comportamento esemplare anche prima di ricevere da Allàh, l’Altissimo l’ investitura apostolico-profetica; difatti, era conosciuto da tutti con il soprannome di aṣ-Ṣādiq (il sincero) al-amīn (il fidato).

Anche i suoi nemici ci danno la prova di quanto nella sua benedetta vita da Profeta, il Messaggero di Allàh, fosse una persona degna di fiducia, quando, un giorno, dopo avere radunato i nobili del Clan di Quraysh, egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, disse:

“Se vi dicessi che dietro questa montagna si trova un’armata pronta ad attaccarvi mi credereste?”. “Sì, certamente” risposero. “Ebbene io sono un ammonitore venuto a voi, prima che vi colpisca una punizione terribile”.

Un giorno egli contrasse un debito e promise all’indebitato di estinguere il debito il giorno seguente, indicando ora e luogo dell’incontro. L’uomo accettò le condizioni e si diedero appuntamento, quindi, il giorno dopo. L’uomo dimenticò l’appuntamento e per tre giorni il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria si recò nel luogo e nell’ora prestabilita e una volta trovato l’uomo il Profeta, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria gli ricordò del debito e dell’appuntamento e si affrettò a restituire ciò che doveva.

Egli, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, non ha mai mentito. Non ha mai mentito neanche nei tre casi in cui a un musulmano è concesso di mentire, ovvero mentire al nemico in tempi di guerra, mentire per riappacificare due litiganti o mentire nel rapporto intimo che si ha quando si parla con le proprie mogli come per esempio attribuire alla moglie la bellezza di un “angelo” quando si sa che non è possibile. Anche nello scherzare egli ci ha ordinato di non mentire.

Un giorno, un musulmano, nel passare davanti all’abitazione di un altro musulmano, trovò, entro la proprietà privata di quell’abitazione, uno scudo dentro una sacca di farina e lo rubò. Accortosi della sparizione dello scudo, il proprietario di esso seguì le tracce della farina e arrivò a casa del ladro. In quella casa abitavano tre fratelli. Il derubato andò così a denunciare il misfatto al Profeta Muhammad, che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, il quale convocò subito il fratello maggiore. Nel frattempo gli altri fratelli, per evitare l’applicazione della pena, presero lo scudo, lo nascosero dietro la casa del loro vicino, che era un ebreo e poi andarono in soccorso al fratello e, mentendo, dissero al Profeta (saws) che il ladro in verità era l’ebreo.

Il Profeta Muhammad che Allàh lo benedica e l’abbia in gloria, trovato lo scudo in casa dell’ebreo, stava per ordinare l’applicazione della pena prevista per il furto, ma l’intervento di Allah, rifulga lo splendor della Sua Luce, lo fermò, rivelando l’innocenza dell’ebreo e la menzogna, il tradimento e la complicità dei fratelli. Scese, infatti la Rivelazione delle ayāt [dal 105 al 113 della Sura quarta [ le donne]:

“In verità, Noi ti abbiamo fatto scendere il Libro con la verità, affinché tu giudichi tra gli uomini in base a ciò che Allàh ti ha fatto vedere. Non esser difensore dei traditori.(105) E chiedi perdono ad Allàh. In verità, Allàh è perdonatore e clementissimo.(106) Non disputare in favore di coloro che tradiscono loro stessi. Allàh non ama coloro che sono traditori e delinquenti.(107) Essi cercano di nascondersi agli occhi della gente, ma non riescono a nascondersi ad Allàh. Allàh, infatti, è con loro quando, di notte, complottano con discorsi che ad Allàh non piacciono. Allàh conosce a fondo ciò che fanno.(108) Voi avete fatto discussioni tra di voi sul loro conto, in questa vita terrena, ma chi discuterà con Allàh sul loro conto nel giorno della resurrezione o chi sarà garante per loro? (109) Chi fa del male e nuoce a sè medesimo, se, poi, chiede il perdono di Allàh, troverà Allàh perdonatore e clementissimo.(110) Chi commette un peccato non lo commette che contro se stesso e Allàh è sciente e sapiente.(111) Chi commette un peccato o un crimine, accusando poi di esso un innocente, si macchia di una calunnia e di un crimine manifesto.(112) Se non fosse stato perchè tu sei nella grazia di Allàh e nella Sua misericordia, un gruppo di loro, con piacere, ti avrebbe messo fuori strada, ma essi non mettono fuori strada che loro medesimi e non possono nuocerti per nulla. Allàh ha fatto scendere su di te il Libro, la Sapienza e ti ha insegnato ciò che tu non sapevi. Immensa è la grazia di Allàh nei tuoi confronti.(113)”.

Questo ci insegna che la testimonianza deve sempre essere veritiera anche se dovesse essere a svantaggio dei nostri padri, fratelli o amici e anche se fosse a favore di un non musulmano.

Lo shaykh ha concluso la khutba con l’invocazione rituale: “Che Allàh mi sia di giovamento ed altrettanto lo sia a voi grazie al Suo Libro. Pongo termine a questa khutbah, chiedendo ad Allàh il perdono di tutti i peccati per me, per voi e per tutti i Musulmani. Chiedeteglielo il perdono! In Verità, Egli è il Clementissimo Perdonatore” .

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From → La Khùtba

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